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AIEL CONTRO IL RINCARO DEL PELLET (E ANCHE NOI)


Il pellet è ormai diventato una commodity quasi come il gas liquefatto: si produce localmente ma si consuma globalmente e viene esportato senza difficoltà dove conviene di più. E se fino a poco tempo fa nessuno prestava particolare attenzione a questa caratteristica del pellet, la guerra in Ucraina e il blocco degli scambi commerciali con la Russia (paese di riferimento anche per il mercato di questo combustibile) ha costretto tutti a una nuova riflessione. Secondo i dati forniti di Aiel, l’Associazione che raggruppa le principali imprese italiane della filiera legno-energia, i prezzi del pellet al netto dell’Iva sono aumentati per il consumatore ad aprile di 108 euro la tonnellata rispetto al 2021, passando da 233 euro a 341 euro. La media nazionale per il classico sacco da 15 chili che il consumatore acquista nei negozi è di 5,77 euro con un aumento di 1,2 euro rispetto ad un anno fa con picchi che nel Nord Est sono prossimi ai 9 euro a sacco e nelle isole si avvicinano ai 10 euro. Che fare, quindi? Aiel, e noi non possiamo che essere d’accordo, auspica che, con la recente pubblicazione della Strategia forestale nazionale, ci sia anche la possibilità di sviluppare, o sviluppare di nuovo, la filiera nazionale del legno, nel pieno rispetto del patrimonio boschivo nazionale, ovviamente.